Musica e risate

Seria Assistente di Direzione di giorno e artista di sera.

Debora Bottari nasce come cantante e, quasi per caso (ma esiste il caso?), dopo aver partecipato ad un Talent Show condotto da Daniele Bossari, scopre il desiderio di studiare recitazione. Inizia sperimentando il genere drammatico fino a cimentarsi nel genere comico. Inventa il personaggio della sicula Rosalia Terruso che porta sul palcoscenico dello Zelig di Milano.

Cantante, cabarettista, simpatica, intelligente e bella…What else?

Eccoci qua, Debora, inizio con il mio “interrogatorio” 🙂

C’è stato un momento in cui ti sei scoperta “artista” o stai facendo quello che hai sempre desiderato di fare?
In realtà se vogliamo parlare del mio ruolo di cantante, l’ho scoperto da molto piccola; canto da sempre, ho sempre avvertito da me una sorta di “diversità” che poi mi ha fatto capire di essere un’artista, con la netta sensazione che mi mancasse sempre qualcosa, quel qualcosa che trovo ogni volta che salgo su un palcoscenico, che sia per cantare o per recitare.
Cosa significa essere una cabarettista?
Il ruolo di cabarettista non è per niente facile, c’è una differenza sostanziale con il teatro. Il cabaret è immediato, al pubblico deve arrivare una forte energia, la battuta deve essere veloce e comprensibile a tutti; le battute sono sempre sotto verifica, quella verifica che ti arriva dalle risate del pubblico: se funzionano si tengono, se non funzionano si cambiano. C’è l’abbattimento di quella che in teatro si definisce la quarta parete, tu sei a un passo del pubblico e per conquistarlo non devi farlo solo ridere ma devi essere come lui, deve avvertire che sei semplice e che riesci a rasserenarlo e non fargli pensare al quotidiano, almeno per i pochi minuti concessi su un palco. Io credo che la cosa più bella del cabaret sia proprio il legame che si crea col pubblico che rappresenta in qualche modo la tua giuria ma allo stesso tempo la tua famiglia, i tuoi amici e la voglia di condivisione.
Quali sono state le esperienze per te più gratificanti, nel lavoro?
Se con lavoro si intende arte, l’esperienza più gratificante credo di averla già vissuta mille volte e di non averla ancora vissuta 🙂 … ogni confronto col palco e col pubblico rappresenta sempre – via via andando avanti – l’esperienza più gratificante. Se devo individuare quella che ha più fatto emozionare, sicuramente è il momento in cui ho scoperto l’esistenza del personaggio Rosalia Terruso dentro di me, nato spontaneamente in un momento in cui avevo quasi deciso di smettere di recitare. Salita sul palco – per caso – con una persona che conosceva a mala pena il pezzo, che ha improvvisato con me e mi ha, di conseguenza, consentito di improvvisare, ho capito che nulla potesse rendermi più completa nella vita di quell’emozione; nulla dà più energia di un palcoscenico che ti inghiotte e ti innalza allo stesso tempo.
E nella sfera privata?
Le esperienze più gratificanti nella sfera privata le vivo con gli amici e la mia famiglia
Da quando lavori in televisione, sono cambiati i tuoi rapporti con gli amici di sempre? 
Dal punto di vista televisivo mi devo ancora un po’ fare, non ho un grande bagaglio di esperienza in tal senso ma per quello che ho fatto e lavorato, gli amici di sempre (quelli veri) sono rimasti e mi sostengono.
Credi che essere una donna sia un handicap o un punto di forza (nel lavoro e nella vita)?
Diciamo che dipende; alle volte non si viene presi sul serio solo per il fatto di essere donna, ad esempio non tutti credono che una donna possa far ridere, possa generare risate, tanto più se non hai fattezze ridicole; devi comunque sempre dare dimostrazione di un valore aggiunto. Noi dobbiamo sempre dimostrare di non essere stupide, all’occasione invece farci credere tali. Superare i luoghi comuni non è poi così semplice.
Sei una di quelle persone che hanno una doppia personalità, cioè una per l’ ambiente di lavoro, e una per la sfera privata?
In tal senso credo di essere sempre me stessa, anche se ovviamente, a seconda del contesto, ogni tanto mi tocca adeguarmi 🙂 ma pecco di sincerità e trasparenza, quindi non credo riuscirei ad essere molto diversa da come sono.
Come sono i tuoi rapporti con gli uomini?
Direi no comment! come affermo in un pezzo comico: ho la sindrome dell’ambulanza, più conosciuta come la sindrome della crocerossina, tendo a cercare di salvarli. Diciamo che non ho ancora trovato l’altra metà della mela, tant’è che allo stato attuale ho il dubbio di essere una mela intera.
Secondo te, cosa dovrebbe fare una donna che ha un sogno, ma si sente paralizzata nell’ambiente in cui vive?
Diciamo che non è facile coltivare un sogno se si è in guerra con l’ambiente in cui si vive, ma credo sia necessario trovare la forza di provarci e crederci; anche in percentuale, quello che ci sta intorno può cambiare solo se le prime a crederci e a mettersi in gioco siamo noi.
Credi che tra le donne ci sia più invidia o complicità?
Purtroppo direi invidia. In questo io sono parecchio maschilista, credo tanto nell’amicizia tra uomo e donna, così come in quella tra donne intelligenti che sappiano andare oltre.
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