Catartico!

Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di conoscere diversi personaggi dello spettacolo, in particolare cabarettisti. Artisti del Cabaret, quello vero, quello che non si esaurisce con una battuta, ma che attraverso il riso crea riflessioni, emozioni, e quando finisce la performance ti resta un valore aggiunto.

Flavio Oreglio è uno di loro. I più lo conoscono per le sue poesie catartiche presentate durante lo spettacolo televisivo “Zelig” che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.

Ma Oreglio non è solo il personaggio di Zelig. E’ un uomo colto e intelligente (ce ne fossero!) che, con leggerezza, è capace di farti imparare anche la materia più ostica. Lo scorso anno sono stata al Teatro di Cagli per vedere l’anteprima del suo spettacolo “Poeti non allineati…per un verso o per un altro”. Fantastico! Un percorso nella storia attraverso alcuni versi di poeti non allineati con il potere o con i gusti prevalenti del momento. Ho fatto un ripasso di storia, letteratura e ho imparato cose che non sapevo attraverso tanti aneddoti divertenti. Uno spettacolo di grande spessore culturale e divertente.

Quella che segue è una piccola intervista che ho avuto modo di fargli.

Flavio, la tua popolarità è arrivata con Zelig; com’è nata l’idea del poeta catartico? Abbastanza casualmente. Come ho più volte detto, si è trattato di “una serie di fortunati eventi”. Storia lunga da raccontare, la sto scrivendo nel secondo volume della mia “Autobiografia non autorizzata” che uscirà nella primavera prossima nell’ambito dei festeggiamenti del mio “Trentennale on stage”. 

Si dice che far ridere è difficile. Pensi che oggi lo sia ancor più di ieri o siamo talmente “esauriti” da ridere, ormai, di tutto? Il problema non è ridere, ma pensare. E mentre si pensa si può anche ridere. Come ha detto il mio amico Mario Capanna “L’umorismo è un vestito che puoi dare al tuo pensiero”. Ma un “pensiero” ci deve essere, ed è quello la cosa più importante… se si pensa, la risata viene da sé… Oggi c’è una spasmodica rincorsa verso il ridere a tutti i costi… beh, paradossalmente questo è un atteggiamento che mi fa molto ridere.

Attraverso la risata si possono far passare tanti messaggi, come facevano gli antichi romani con la satira; tu che messaggio vuoi far arrivare al tuo pubblico? Nessun messaggio. Solo una grande semina di dubbi. Perché la verità (presunta) divide, il dubbio unisce. Dobbiamo nutrirci di dubbi.

Qual’è il lavoro che hai portato nei teatri di cui vai più fiero? “Fiero” è una parola grossa. Devo dire che io ho amato tutto quello che ho fatto, dai primi spettacoli (Melodie e Parodie, Clownstrofobia, Burlando Furioso diventati poi in sunto “Ridendo e Sferzando”) fino alla grande tournée de “Il momento è catartico”, per poi passare a “Siamo una massa di ignoranti, Parliamone” e quindi ai recenti “Sulle spalle dei giganti” e il “Discorso sul metodo dell’attor comico”.

Quale credi sia il male più grande di questo periodo storico? L’ignoranza. E non solo di questo periodo storico.

Il tuo rapporto con le donne…fa ridere? Dipende. Se non mi spoglio, no.

Ci regali una poesia catartica?

E’ notte

Un gufo mi guarda

La luna mi sorride

Le stelle mi parlano

E le nuvole creano disegni di ogni tipo…

Devo smetterla di farmi le canne.

 

Finalmente l’agente Gianluca Morresi è riuscito a portare Flavio a Porto Recanati. Il 20 agosto prossimo, infatti, Flavio Oreglio insieme ad Alberto Patrucco saranno all’Arena Gigli con lo spettacolo “Non facciamo mai la stessa cosa”. Magari non faranno mai le stesse cose ma, di sicuro, quello che fanno lo sanno fare bene.

 

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1 Comment

  • Brava Pat,
    sempre interviste non banali, fai conoscere lati del carattere che spesso i “personaggi” noti tendono a tenere per sé.

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